(Transcribed by TurboScribe.ai. Go Unlimited to remove this message.) [Speaker 1] Provando? Si sente, no? Ciao a tutti. Prima di tutto voglio dire che sono nervoso, quindi magari parlerò un po' sbagliato l'italiano. Voglio ringraziare Marco per darmi questa opportunità, voglio anche ringraziare la Città dell'Utopia per darmi questo spazio, anche tutte le persone che sono dietro, come Matteo, Marta, Fabrizio, Samantha, che mi hanno dato questo coraggio di andare avanti e di continuare a fare attivismo, di una maniera un po' passiva, posso dirlo, perché non sono una persona che va fuori alla strada a fare manifestazione, però sempre sono dietro, sempre sono attento a ogni evento che fanno. Per iniziare voglio leggere un piccolo significato, che cosa è vivere 25 anni senza democrazia, questo l'ho scritto adesso, questa settimana in realtà, poi vi faccio vedere un video per iniziare questa presentazione. Allora, cosa significa vivere 25 anni senza democrazia? Significa vivere senza libere elezioni, dove i risultati favoriscono sempre lo stesso gruppo al potere. Significa vedere come le istituzioni smettono di essere al servizio del popolo e diventano strumenti di repressione. Ci si abitua alla censura, alla paura di dire ciò che si pensa perché potrebbe costare il lavoro, la libertà e addittura alla vita. Significa vedere come i media scompaiono e diventano propaganda per il regime. Sta perdendo la speranza nel futuro perché le opportunità si chiudono e la crisi diventa la nuova normalità. Significa dire addio ai miei amici e ai miei parenti che emigrano perché non vedono un futuro nel loro paese. Significa imparare a sopravvivere in un paese in cui i diritti fondamentali sono l'uso, la corruzione e la regola, ma anche la resistenza. Si tratta di trovare modi per costruire una comunità, per preservare la memoria storica e per combattere anche quando sembra impossibile. [Speaker 3] ...con l'emissione del primo pollettino che indica una tendenza contundente e irreversibile, irreversibile. ...con il 80% delle scrutate e con un livello di partecipazione elettorale del 59%, i risultati sono... ...Nicolás Maduro Moro del Gran Polo Patriotico ha ottenuto 5.150.092 voti. Il candidato Edmundo González della Mesa della Unità ha ottenuto 4.445.978 voti. [Speaker 4] Edmundo González Urrutia ha ottenuto il 70% dei voti di questa elezione e Nicolás Maduro il 30%. Questa è la verità. [Speaker 6] Per chi vuole essere una colonia yankee, andate con la burghesea! Per chi vuole patria, venite con Chavez! Patria socialista muerte! [Speaker 1] ...e scoprire la verità, no? Una cosa è lo che dice la notizia e altra cosa è lo che veramente succede, no? Però parlerò un po' avanti. Prima di tutto voglio dargli la parola a Marco Antonioli, che forma parte del gruppo del Semi Sotto la Neve, della redazione. E niente, lui parlerà. [Speaker 2] Grazie Andrés. Fa strano essere qua con un altro cappello dopo tanti anni, ma è una bella scusa anche quella di essere qua per parlare ancora una volta del Venezuela, dopo averlo fatto al No Border Fest questo autunno. Chi siamo noi e perché ci chiamiamo Semi Sotto la Neve? Forse è un po' questo da dove vorrei partire. Vi leggo direttamente la frase. È un pensatore libertario anarchico inglese che si chiama Colin Ward, che ha sempre teorizzato, soprattutto in questo libro, che si chiama Anarchia come organizzazione. Sembra uno simolo, ma non lo è. Cercherò quantomeno di spiegarvi perché. Lui dice che esiste un anarchismo positivo, che non è l'anarchismo che vuole distruggere quello che esiste, ma vuole cambiarlo in qualche modo. Vuole fare in modo che quelle cose cambino, dando per assodate certe cose che nella realtà esistono. Lui proprio all'inizio di questo libro scrive Una società anarchica, una società che si organizza senza autorità, esiste da sempre, come un seme sotto la neve, sepolta sotto il peso dello Stato e della burocrazia, del capitalismo e dei suoi sprechi, del privilegio e delle sue ingiustizie, del nazionalismo e delle sue lealtà suicide, delle religioni e delle sue superstizioni e separazioni. E credo che nel video che Andrés ci ha fatto vedere ci sono tante di queste cose che dice, ma ci sono anche i semi sotto la neve che in Venezuela o in Italia, comunità venezuelane che si stanno in qualche modo ribellando, cercando di aspettare che la neve si sciolga per continuare a dare spazio e continuare a vivere, a lottare per la propria libertà. Vi leggo altre due frasi per concepire un po' meglio che cosa diciamo. Questo è Gustav Landauer invece che si definiva narcosocialista alla fine dell'Ottocento, però leggere queste frasi è sempre abbastanza attuale. Lui scriveva, lo Stato non è qualcosa che può essere distrutto da una rivoluzione, è una condizione, un rapporto tra gli esseri umani, un modo di comportarsi può essere distrutto contraendo altri rapporti e comportandosi in modo diverso. Sono cose che ci fanno riflettere. E l'ultima cosa è quello che scrive Paul Goodman, anche lui un pensatore a cui Collingwood si è ispirato, sempre britannico, sono molto anglosassoni, questa corrente anglosassoni, britannici e tedeschi soprattutto, e scriveva, una società libera non può essere realizzata sostituendo un ordine nuovo a quello vecchio, ma piuttosto con l'ampliamento delle sfere di azione libere, fino a che esse vengano a costituire il fondamento dell'intera vita sociale. E quindi dobbiamo vivere nel qui e ora, stare dentro e contro le realtà che attraversiamo continuamente. Quindi questo è brevemente chi siamo, siamo nati tre anni fa, usciamo una volta ogni quattro mesi, perché è fatica fare una rivista comunque, c'è poco da fare, e vi racconto brevemente come sono strutturate le riviste, lo vedete quello che vedete lì è l'ultimo numero su cui c'è l'articolo di Andres, di cui poi e dopo andiamo a parlare. Tutte le riviste si aprono con una sezione che abbiamo definito esperienze, che sono proprio i semi sotto la neve che andiamo a cercare in Italia o in giro per l'Europa e per il mondo, e andiamo a raccontare realtà concrete che cercano di attuare questa società libera che in qualche modo auspichiamo. Sarebbe bello fare un articolo sulla città dell'utopia, fare un articolo sullo sci, insomma, questo è sempre difficile da parte mia scrivere una cosa su una cosa che sto facendo, è un casino, c'ho il neurone che poi si scontra con se stesso. E quindi sono esperienze, ad esempio sul numero 10 c'è una bellissima esperienza di una casa editrice spagnola che si chiama Traficantes de Sueños, che raccontano proprio cosa vuol dire, fa essere una casa editrice indipendente, produrre libri ma fare anche confronti, scuole e tutto il resto, è molto interessante. Poi una seconda parte dedicata agli approfondimenti e approfondimenti politici, culturali, in qualche modo è da lì che abbiamo collocato l'articolo di Andres, una conversazione con persone più o meno note, nel senso che fra le conversazioni abbiamo fatto una con Loriano Machiavelli, che forse chi è più anziano ricorda, uno scrittore di Gialli, italiano, di Bologna, che ha trattato moltissimo alcune cose, altri collaboratori che abbiamo è Paolo Cognetti, ogni tanto diviene e ci scrive qualche articolo o qualcosa. Poi andiamo a recuperare dei testi internazionali mai tradotti in italiano e cerchiamo di proporli alla nostra comunità, due radici che pubblichiamo, sempre un uomo e una donna che in qualche modo si riferiscano a questa corrente anarchica, abbiamo parlato di Tolstoi, abbiamo parlato di Buchin, di Collingwood stesso, e comunque perché sono le radici dalle quali veniamo e alle quali comunque non vogliamo assolutamente rinnegare. E poi due cose un po' più leggere, sono dei percorsi di visione, delle recensioni musicali, che le recensioni musicali ce le fa Felice Liperi, che è un giornalista di Radio Rai 3, e quindi insomma questo è un po' chi siamo. Come siamo arrivati a scrivere del Venezuela? Questo ve lo voglio raccontare perché è divertente un po' su come succede il caso. Mi scrive Matteo un giorno fa, a luglio passiamo da Bologna, non è che è un posto dove farci dormire? Sì, venite a casa. Ed era uscito questo numero dalla revista e glielo ho dato una copia e Andres ha visto che c'era un articolo sull'Argentina e su Avi e Milei in Argentina. Scriviamo qualcosa anche sul Venezuela, possiamo? Certo, scriviamo qualcosa sul Venezuela, perché no? Ha maggior ragione. Da qui è nato questo articolo che per me è stato estremamente arricchente, tra l'altro la prima versione di Andres, che poi per motivi di spazio, banalmente di rivista, abbiamo dovuto accorciare un pochino, era estremamente ricco e denso di cose che in Italia non si leggono. Alcune sono quelle che ci ha fatto vedere nel video, ma anche proprio come la comunità sta in qualche modo rispondendo, sta provando quantomeno ad uscire da questa situazione e non è un caso che l'abbiamo intitolato l'articolo da 25 anni e la lunga lotta per la libertà continua, nel senso che l'idea è proprio questa. Noi con il Venezuela soprattutto, ma in realtà con tanti regimi di quello che loro definiscono socialismo, abbiamo un grosso problema in Italia, enorme, da sempre. Abbiamo gente che ancora adesso va in piazza convinta che Putin sia socialista, siamo ancora a questi livelli e non lo diciamo, non esce, anzi sulla stampa mainstream un po' più di sinistra, continuano a scrivere certe cose che sono veramente illegibili. Il Venezuela è una di quelle cose, lascio a Andres raccontare meglio che cosa ha scritto nell'articolo, grazie. [Speaker 1] Oddio, ancora sono nervoso. Per continuare, praticamente voglio dire che perché ho scritto questo articolo, praticamente come punto numero uno era fare conoscere lo che succede attualmente in Venezuela, no? Perché sono 25 anni, 25 anni che con questo paese senza una democrazia, no? Come punto numero due, ci sono tante storie che hanno vissuti tante persone dentro di Venezuela che con il passare del tempo si dimentica. Quindi io volevo dare questa voce, anche questa struttura, no? Continuare avanti, no? Continuare a fare conoscere o sapere che ancora siamo lì, ancora c'è questo problema. Un'altra cosa che volevo chiarire è che non solo l'impatto di vivere 25 anni in dittatura, sino che anche ci sono tante persone lì che hanno resistito e hanno sopravvissuto a questa crisi. E un altro obiettivo per il quale ho scritto questo articolo è che questa problematica che succede in Venezuela, gli altri paesi dell'America Latina l'hanno preso e l'hanno silenziata e l'hanno cancellata. Quindi io non voglio che questa problematica, questa crisi che succede adesso nel nostro paese venga normalizzata. Quindi questo è un grave problema. Come messaggio centrale e principale è che sappiamo adesso che in Venezuela ci sono tante istituzioni pubbliche e private che sono state distrutte e che anche il popolo venezuelano ha cambiato profondamente. Però nonostante la paura o la crisi, noi continuiamo a resistere e anche a lottare per recuperare il nostro paese. Qua in questo punto non so se qualcuno ha una domanda per farla, magari del tema di Venezuela o sul libro Semi sotto la neve. [Speaker 2] Ti faccio io una domanda intanto che loro ci pensano. La prima volevo leggere un pezzettino che ho aggiunto io all'articolo. Perché l'hai aggiunto? Secondo te c'era bisogno? Sì, perché non sappiamo le cose. Era tirare fuori banalmente i dati di Human Rights Watch che è un'associazione internazionale che va a verificare il livello di libertà di un paese tramite dei parametri più o meno accettabili. Loro ricordavano che il Venezuela nel 2013 è uscito dalla Convenzione americana per i diritti umani, ha rifruttato l'ingresso nel paese di osservatori esterni, screditando le organizzazioni non governative come ONG e SCI, che lavoravano per la tutela dei diritti umani. All'interno dell'assemblea generale dell'ONU ha costantemente votato contro le risoluzioni che condannavano pratiche abusivi e perpetrate in Corea del Nord, Iran e Siria. Pensiamo a cosa sta succedendo nel 2013, siamo nel 2025 e pensiamo a cosa sta succedendo adesso da quella parte del mondo. Non pago di ciò, Chavez ha espresso esplicita solidarietà ai leader fanatici ed estremisti come il siriano Bashar al-Assad, il libico Muammar Gheddafi e l'iraniano Mahmoud Ahmadinejad, conferendo a ciascuno di questi soggetti l'ordine del liberatore, la più alta onorificenza ufficiale del Venezuela. Come dire, per inquadrare ancora meglio la realtà che si stava vivendo. No, la cosa invece che ti volevo chiedere Andres era, questo articolo purtroppo per ragioni editoriali l'abbiamo dovuto pubblicare prima, abbiamo dovuto scriverlo prima di gennaio 2025, in cui in Venezuela sono comunque successe altre cose, credo che possa essere interessante entrare un po' su quello che non c'è, ci sono tre righe nell'editoriale di questo numero, che dicono, speriamo di approfondirle in un prossimo, perché la lotta continua appunto. [Speaker 1] È vero, diciamo che così finisce il mio articolo, che la lotta continua fino alla fine. Praticamente questo articolo l'ho scritto fino a quello che aveva successo il 28 di giugno del 2024, che hanno fatto l'elezione del nuovo Presidente, dove c'è questo problema, dove il Consiglio nazionale elettorale ha declarato come vincitore a Nicolás Maduro però tutto il popolo venezolano e anche a livello mondiale, tutti i presidenti di altri paesi, sanno che questa non è la verità, però ancora nessuno ha fatto niente, non voglio dire che non hanno fatto niente, perché sì, però è difficile, difficile combattere con questo regime. Diciamo che anche il mio invito è adesso arrivare a casa e entrare all'internet e cercare cosa è successo fino adesso, perché il 10 gennaio hanno fatto, come viene in italiano, la toma di presidenza, non lo so come si dice in italiano, il cambio presidenziale, che doveva Edmundo González arrivare a casa di Miraflore per prendere la presidenza, però l'hanno impedito e farlo per tanti problemi, quindi è brutto, anche, nuovamente dico, difficile, perché so che loro stanno lì, continuano a lottare per recuperare il nostro paese. Un'altra domanda? Nessuno? [Speaker 5] Io ricordo che la Commissione Carter ha monitorato varie volte le elezioni, quali sono le ultime elezioni che sono state convalidate dalla Commissione Carter, che ti ricordi? [Speaker 1] La ultima che mi ricordo che è stata convalidata era la di Chavez contro Enrique Caprile, quella è l'ultima che ho saputo che hanno convalidato, che è stata nel 2012 più o meno, che è stata una elezione parecchia, anche io so che è stata una elezione truccata, che alla fine ha vinto Enrique Caprile, però, che te posso dire, con la situazione che ha il paese adesso con questa toma di potere in tutto, in tutti gli istituti, è difficile fare questo cambio, quindi lo so che loro hanno fatto questa lettera, questa carta, però diciamo che loro dicono me ne frega un cazzo, quindi non importa ciò che gli altri dicono, perché diciamo che anche loro hanno dietro altri governi forti come la Russia e la Cina, quindi ci sono questo rispaldo dietro di Venezuela, quindi diciamo combattere contro loro è difficile, con un paese così piccolo come Venezuela contro una potenza mondiale come la Russia è difficile. [Speaker 5] Ma mi sembra che anche Trump ha espresso delle simpatie per il governo venezuelano o di Maduro, o sbaglio? [Speaker 1] Sì, corretto, diciamo che ha fatto questa simpatia a nome di Edmundo Gonzale, diciamo che è il nostro rispaldo, il governo degli Stati Uniti, per fare questo cambio. Anche prima del 10 gennaio il presidente Edmundo Gonzale è stato negli Stati Uniti per conversare direttamente con il presidente Donald Trump. [Speaker 2] Scusate, la voce è quella che è oggi. Ti volevo chiedere invece se volevi entrare un po' più nel dettaglio di cosa sta succedendo, se sta succedendo ancora qualcosa nelle piazze, qual è il livello di repressione del regime comunque nei confronti di chi va in piazza, di chi lotta. Sono cose che secondo me noi nel mondo occidentale, in qualche modo in Europa e negli Stati Uniti ci dimentichiamo spesso troppo del potere che hanno le piazze volendo e la Serbia che è poco distante da noi ce lo sta ricordando in questi giorni di cosa vuol dire andare in piazza contro un governo comunque criminale, fascista, perché quello è in ogni caso. E il Venezuela anche, ogni volta che lo scrivi, lo racconti, ogni volta che succedono delle elezioni o qualcosa c'è la gente che comunque continua ad andare in piazza con una repressione molto forte. Nelle immagini del video si vedevano anche le camionette che passano sulla gente e cose del genere. Quindi se ci vuoi raccontare di più cosa sta succedendo. [Speaker 1] Diciamo che noi come popolo usciamo alle strade per fare sentire la nostra voce viene silenziata subito. Non possiamo fare neanche dieci minuti di una manifestazione pacifica quando arriva il governo e ti cancellano, ti silenziano. Posso anche raccontare la storia di un amico molto vicino, diciamo così vicino come adesso Marco di me perché lui studiava con me nella secondaria e lui è andato a una delle manifestazioni pacifiche che hanno fatto dopo il 28 di giugno e lo hanno messo in carcere solo per fare sentire la sua voce. E fino al più o meno, se non mal ricordo, il 15 di gennaio lo hanno liberato però lo hanno messo in questa carcere molto famosa in Venezuela che si chiama Elicoive che è una carcere di massima sicurità che c'è in Venezuela. E così come questa storia che ha vissuto il mio amico, il mio compagno di studio, ci sono tanti, tanti e giovani. Cioè ti parlo di una persona che ha la stessa età di me, magari un anno in meno però è quello che noi come giovani vogliamo un paese migliore dove posso esprimere lo che voglio, lo che desidero, deseo però non c'è questa possibilità difficile. [Speaker 2] Ti chiedo anche, forse per andare un po' più nel dettaglio rispetto a quello che chiedeva Fabio prima la comunità internazionale come sta reagendo a questo? Vediamo appunto, ce l'hai detto prima, che Russia e Cina in qualche modo continuano a sostenere in maniera forte il governo attuale gli Stati Uniti si capisce bene cosa facciano perché ogni volta che cambia qualcosa là è un casino in Europa la sensazione che sia, almeno questo è il punto di vista italiano perché vedo quello che succede, che si scrive in Italia banalmente non c'è praticamente nulla sui giornali e questo è grave secondo me perché ogni volta che c'è, e lo stavi raccontando adesso dalla storia del tuo amico, che c'è una libertà che viene repressa dovremmo farci delle domande, cosa che ormai non siamo più in grado di fare e quando uno invece ne è coinvolto direttamente è importante voi come la vedete e come la vivete da migranti qua? come vedete che viene visto il Venezuela? è stato molto confuso però [Speaker 1] sì sì, negli ultimi anni secondo me c'è un cambio davvero vedo che tanti venezuelani che siamo fuori da Venezuela adesso hanno sembrato questi piccoli semi in ogni paese e che fanno questo cambiamento io che ho vissuto cinque anni nel Perù dove è molto xenofobo diciamo che abbiamo fatto tante attività per fare sapere, anche fare capire lo che sta succedendo in Venezuela al popolo peruviano posso dire che c'è un cambiamento perché anche dentro del governo del Perù che ogni tanto parlano e dicono delle parole xenofoba so che è rimasto dentro di loro, del governo, del potere e continuano a cercare una uscita a questo problema penso che è anche molto importante che dopo questa gira internazionale che ha fatto il mondo con Sara tanto per Europa perché è stato qua anche in Italia in Stati Uniti, in vari paesi dell'America Latina e vedere questo risparmio che lui riceve è importante, è molto importante [Speaker 4] Allora una domanda forse pure per Marco quanto può essere giusto che in un regime così di repressione forte a un popolo quanto davvero può la non violenza aiutare in questi contesti in cui ovviamente c'è la rapressione Partendo dalla base, da togliere gli alimenti, togliere le risorse naturali, le risorse per proprio vivere, per la dignità, la casa, avere un tetto. Quanto il popolo venezolano in questo momento può reagire a questo senza un atteggiamento violento e quindi diciamo debole? Perché alla fine stai combattendo un potere e so che è una domanda molto difficile. [Speaker 2] Grazie Marta, domande sempre facili. La non violenza è un mondo difficile, complesso e forse mai utilizzata a sufficienza per le potenzialità che hai e che ha dimostrato di avere, oggettivamente. L'ha dimostrato in India con Gandhi, ma senza stare ad andare là. È una cosa poco nota, ma la Norvegia si è liberata dalla dominazione nazista in modo assolutamente non violento. Anche questo è storia, comunque. Però c'è un fatto, secondo me, sulla non violenza che è chiave per leggerla in maniera positiva, che è il fatto di dire che la non violenza non è un atto passivo, tutt'altro è un atto attivo, assolutamente. Scriveva Capitini in un libro che si chiama Le tecniche della non violenza, dove anche il Servizio Civile Internazionale lo scriveva negli anni 50. Lui proprio all'inizio dice che non violenza è una parola che va scritta attaccata, non va scritta staccata in italiano. In inglese si scrive staccata con il trattino in mezzo, ma in italiano va scritta attaccata perché non è la negazione della violenza. Sarebbe banale, sarebbe davvero un arrendersi e un lasciare che le cose succedano e che ci passino sopra, tranquillamente asfaltino qualsiasi ideale di libertà. Vuol dire fare, fare cose concrete. Poi c'è sempre il limite di cos'è violenza e cos'è non violenza. Qui entreremo in un rapporto complesso, cioè su un regime che mi reprime nel momento in cui sono in piazza, se incendio una camionetta della polizia è violenza o non violenza. In sé è un atto violento, ovviamente, però data la situazione, come dobbiamo leggere, una risposta violenta a un regime altrettanto violento. È una domandona, forse andresse a qualche esempio più concreto di quello che sta succedendo. [Speaker 1] Allora, secondo me, protestare senza un'arma in mano fa tanto. C'è un Buda molto famoso, che non mi ricordo il nome, però l'ho sentito, che dice che è meglio avere la pazienza e non dire, non rispondere, che andare lì e rispondere con un'arma, no? Credo che questo dice tanto. Lo so che è difficile combattere con loro che hanno quest'arma in mano e che ti appuntano e ti disparano, però credo che è di più eroe stare lì fermo e solo fare capire lo che sta succedendo, no? Una cosa che è molto bella, anche molto importante, è che quando succede questa manifestazione in Venezuela è che sta il popolo fuori e dall'altra parte ci sono dei polizia, anche della guardia armata e noi iniziamo a dirle che tu hai una famiglia, che magari la tua famiglia sta da questa parte e tu sei lì lottando per una causa che non c'è senso. Quindi alla fine questo anche te pergiudica a lungo termine. Quindi diciamo che questa sarebbe la nostra base per fare capire a questa polizia, a questa guardia armata, a non continuare a essere questo, come si dice, tittere del governo, questo lupazzo del governo. E sì, è difficile rispondere come farlo, no? Però secondo me la non violenza è un'arma molto poderosa. Se non c'è nessuna altra domanda, posso anche continuare per chiudere questa presentazione del libro e anche dell'articolo e ricordare che Venezuela adesso è un paese con un collapso economico gigante, è un paese che non c'è diritto, è che è un paese con un sistema elettorale trucato e che è un paese totalmente vuoto perché ci sono più di 7 milioni di venezuelani fuori. È successo che più o meno un mese fa il mio fratello, il secondo, perché io sono il primo, ha fatto la carta d'identità e nella carta d'identità esce il numero che sei tu e nel sistema venezuelano e lui è il venezuelano 30 milioni. Quindi se facciamo un po' di calcolo di quante persone può votare, fare questa elezione, più le persone che sono fuori da Venezuela e che non permettono fare le elezioni a noi stando fuori, che quella era anche una problematica. Meno male che questo anno ce l'hanno fatto, abbiamo potuto, però so che in tanti paesi c'era questa difficoltà che solo era un'embassada aperta, quindi fare tutto il viaggio per solo fare questo voto è stato difficile, però è fare un po' di calcolo che praticamente il paese è vuoto, non c'è nessuno. Anche due anni fa che sono andato a Venezuela e sono tornato a vedere tante regioni di Venezuela che prima a me ricordava che era piena di gente e adesso non c'è proprio nessuno. Tutti i negozi, i locali chiusi, si vede delle persone solo due o tre in giro, non ci sono macchine, non c'è niente, non c'è nulla. Solo stanno lì delle persone che non possono migrare, che se le fa difficile farlo. Per finire voglio leggere un piccolo fragmento che anche sta nel libro, che dice a oggi mentre scrivo questo articolo posso dire che confermezza che abbiamo vinto e siamo stati pagati e che questa volta è fino alla fine. Quindi le lascio con questo piccolo messaggio, invito a leggere il mio articolo e anche gli altri articoli delle altre persone che hanno scritto. Niente, grazie, dietro c'è il cibo se qualcuno vuole mangiare, c'è il vino, anche non lo so se la birra questa volta, no, solo il vino. Grazie, grazie per venire.